Il lockpicking: un esercizio enigmistico tridimensionale

Carlo Alfredo Clerici
Aprire una serratura senza usare le chiavi originali ma dei grimaldelli è un'abilità che richiede ingegno e creatività. Questa tecnica di manipolazione delle serrature mediante grimaldelli è nota come lockpicking. Il termine inglese è intraducibile letteralmente in italiano; l’equivalente italiano scassinare indica in realtà i metodi utilizzati a scopo criminale basate sull’uso di forza bruta per superare rapidamente, mediante effrazione, le serrature di porte e casseforti.
Il lockpicking come esercizio di abilità ha illustri origini. Il famoso fisico Richerd Feynman, durante gli studi nel corso della Seconda Guerra Mondiale per la costruzione della bomba atomica, nei laboratori di Los Alamossi si divertiva ad aprire cassetti e casseforti dei colleghi (Feynman, 1985). Si tratta di uno degli esempi più famosi, della capacità di aprire serrature e altri mezzi di chiusura come un'appassionante sfida enigmistica.
Se da un lato la capacità di utilizzare questi strumenti è stata per anni appannaggio esclusivo di fabbri e serraturieri, di criminali e di pochi appassionati curiosi, in tempi più recenti, grazie alle possibilità di scambio e diffusione delle notizie a mezzo della rete, si è diffusa on-line una grande quantità di materiale sulle tecniche di lockpicking. Le mie prime esperienze con il lockpicking risalgono agli anni della gioventù. Quando frequentavo una scuola elementare privata, ma con la maggior parte dei compagni proveniente da alcuni contesti "particolari"', qualche volta capitava di assistere all'apertura di cassetti e armadi con graffette, ganci di attaccapanni e altri strumenti improvvisati. All'epoca la cosa mi sembrava una dote segreta che certamente nella mia famiglia non veniva insegnata. Ricordo che feci i primi esperimenti con delle graffette riuscendo ad aprire lucchetti ma solo di tipo molto semplice.
Negli anni continuai a nutrire il desiderio di saperne di più senza trovare nè maestri nè libri su cui imparare fino agli anni del liceo. Leggendo la rivista Soldier of Fortune, che avevo trovato a Genova in un'edicola nella zona del porto, trovai la pubblicità della famosa casa editrice americana Paladin Press. Ordinai un volumetto sul lockpicking, pagandolo - ricordo ancora - con un vaglia postale internazionale. La busta con il libro arrivò parecchi mesi dopo. Le pagine (poche) erano molto interessanti. Purtroppo però la difficoltà di reperire gli strumenti (all'epoca non immaginavo si potessero costruire facilmente) impedì veri progressi in questa tecnica.
In anni molto recenti, grazie al Web, ho potuto approfondire la bibliografia vastissima sulla tematica e conoscere persone - soprattutto all'estero - interessato ed esperte.
Il lockpicking che in Italia si è diffuso in modo spontaneo ma poco visibile, è all'estero un’attività relativamente diffusa, con aspetti sportivi e di ricerca. Numerosi gruppi di appassionati si sono infatti riuniti in associazioni, fra cui le più note e organizzate sono: “TOOL” (Olanda), “Sportfreunde der Sperrtechnik” (Germania) e “LockSports International” (Canada), con migliaia di aderenti che pagano una quota d'iscrizione, hanno una tessera associativa, partecipano a meeting e a competizioni di lockpicking.
Nonostante le tecniche di lockpicking non siano necessariamente quelle più usate dalla delinquenza per compiere reati (ad esempio perché più lente rispetto a tecniche di scasso che impiegano la forza bruta), lo studio amatoriale del lockpicking può evidenziare e far conoscere la vulnerabilità dei mezzi di chiusura ad azioni illecite. Anche per questo l'interesse specifico per la criminologia e la psicologia della sicurezza mi ha portato a scrivere con Claudio Ballicu un volume sull'argomento e a raccogliere materiale sulla storia delle casseforti italiane antiche.
Attorno all’argomento esiste, innegabilmente, un alone di mistero. Da sempre serrature e casseforti sono state prodotte da artigiani che hanno custodito gelosamente il proprio lavoro. Dall’altra parte della barricata gli scassinatori sono ritenuti una categoria di criminali quasi professionale e le metodiche utilizzate sono riportate per lo più in modo generico e impressionistico dai mass media, complice la scarsa conoscenza del tema.
La mancata conoscenza degli aspetti tecnici, tanto del funzionamento dei mezzi di chiusura quanto delle potenziali vulnerabilità rende difficile per gli utenti, al di là delle certificazioni oggi diffuse, la scelta del modello più adatto alle proprie esigenze e la corretta valutazione del rischio ed è auspicabile una maggiore diffusione della cultura della sicurezza e conoscenza di prodotti. Lo studio scientifico delle minacce al patrimonio e delle tecniche di difesa è un campo poco frequentato dalla ricerca universitaria internazionale e quasi disertato da quella italiana, nonostante ripetuti allarmi sociali sull’aumento dei fenomeni criminali. Oggi è verosimile che il concetto di “security by obscurity” sia un concetto da superare con un approccio scientifico al problema della sicurezza (Blaze, 2004; Ballicu, 2011).

Ringraziamenti
Si ringrazia Angelo de'Micheli per l'importante contributo allo studio scientifico del fenomeno e a Claudio Ballicu per gli approfondimenti tecnici sul tema.

Bibliografia
Ballicu C, Clerici C.A. Casseforti a combinazione meccanica; storia, tecnica e segreti ad uso dei consumatori informati e degli studiosi. Roma 2011.
Blaze M. "Safecracking for the Computer Scientist." U. Penn CIS Department Technical Report. 7 December 2004.
Bübl M. I segreti del Fabbro. Michael Bübl Editore. Ernstbrunn 2006.
Feynman RP. Surely You’re Joking, Mr. Feynman: Adventures of a Curious Character. Edward Hutchings, ed. New York: W.W. Norton, 1985. Trad. it. «Sta scherzando Mr. Feynman!» Vita e avventure di uno scienziato curioso. Zanichelli, Milano 2007.